Gregorio BOTTA : di Ludovico Pratesi

Gregorio Botta lavora sulla trasformazione della materia. La cera, il piombo, la luce, il vetro: gli elementi scelti appartengono tutti ad una tradizione ormai consolidata dell'arte contemporanea, secondo una linea di ricerca che procede dalle prime esperienze dada e surrealiste (Schwitters, Duchamp, Man Ray), attraversa il doloroso crinale delle due guerre mondiali per espandersi nel fertile e stimolante territorio delle sperimentazioni degli ultimi cinquant'anni. Come non ricordare, davanti ad alcune opere di Botta (penso alla "Danae", ad esempio) ascendenze illustri, soprattutto in ambito concettuale e poverista, legate appunto ai diversi stadi della trasformazione degli elementi naturali, dalla frutta di Merz al ghiaccio di Calzolari fino al fuoco di Kounellis. Ma fermiamoci qui: non vogliamo tracciare l'albero genealogico dell'artista. Se l'ambito è questo, non è difficile evincere nelle sue opere una componente poetica, più dolce e meno aspra del portato ideologico poverista.

Botta gioca in modo sapiente con i contrasti, le dicotomie dei materiali, senza forzarli ma semplicemente accompagnandoli con una intensità tutta personale, che ci porta a riflettere sulla natura dell'effimero, sulla sua forma significante. In una mostra costruita come un percorso, le tappe rappresentate da ogni singola opera ci svelano il senso profondo di questo lavoro, che rinuncia ai geroglifici criptici di certa arte contemporanea per aprirsi al pubblico.

Nella "Pesare il tempo", Botta gioca sui contrasti tra leggerezza e pesantezza, luce ed ombra. Piombo e cera si confrontano, dialogano tra loro, si fondono per creare geometrie primordiali. La cera si dispone sul vetro, dialoga col metallo, viene modificata dal calore della luce e della fiamma. Tutto awiene in silenzio, quasi nella dimensione interna e misteriosa di un laboratoirio scientifico o di un gabinetto alche mico.

I materiali si incontrano per trasformarsi, si coagulano per disegnare forme nello spazio, si specchiano tra opacità e trasparenze, si sciolgono, evaporano per disperdersi nell'aria. Spesso rimangono solo tracce, memorie di awenimenti immaginati e provocati dalI'artista, attento e consapevole. Botta fissa i vari momenti di queste trasformazioni e li denonima per dar loro un significato, leggero e preciso come un gesto poetico. La sua "Danae" prende luce dal cielo, per dare alla mitologia un profilo nuovo. La "Casa di fuoco" e un miraggio notturno, un rifugio immateriale per sogni senza padrone, ma carichi di storia. La bilancia illumina il tempo, fa riflettere sul valore di ogni istante, granellino luminoso nell'immensa clessidra dell'eternità."Chiedere" è un altare dismesso, un aereo tabernacolo vuoto dove aleggia ancora la mistica intensità del sacramento. Ad ogni opera corrisponde un pensiero, un messaggio, un piccolo rito. Questa è la forza, piena e consapevole, dell'arte di Gregorio Botta.

Ludovico Pratesi
(catalogo della personale al Segno, della mostra Displacements e catalogo della Quadriennale)

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