Conosco Vassilis Karakatsanis fin dalla sua giovane età e così ho avuto il piacere di poterlo seguire nel suo
cammino nel mondo dell’arte dal 1980 fino ad oggi.
In qualità di Addetto Culturale all’Ambasciata di Spagna nella città di Atene e Direttore della Fondazione
Culturale Reina Sofia ho avuto l’occasione di conoscere la maggior parte degli artisti dell’arte figurativa
greca contemporanea. Tra i giovani, suoi coetanei, ho riconosciuto lo speciale valore di Vassilis
Karakatsannis caratterizzato da una «dinamica» ricerca figurativa.
La borsa di studio conferitagli dal Governo Spagnolo per continuare i suoi studi a Barcellona, credo abbia
determinato un ampliamento dei suoi orizzonti artistici, delle sue fantasie e dei suoi stimoli culturali. Con il
risultato di conseguire fin dall’età più giovane una formazione artistica completa, matura e
particolarmente sensibile.
Nelle prime opere applica i primi insegnamenti assimilati nella sua formazione artistica che si orientano
verso i criteri compositivi del cubismo e le scelte cromatiche del fauvismo.
Plasma il suo linguaggio personale evolutivamente attraverso l’uso della tecnica mista e gradualmente inizia
ad incorporare sulla superficie pittorica l’oggetto tridimensionale. Dal 1985 in poi ritrae soprattutto unità
tematiche, che attinge dalle sue esperienze personali e dall’osservazione del mondo familiare che lo
circonda.
Capi di vestiario completo sono incorporati nei suoi quadri e abbinati a colori aggressivi, così che nel
risultato finale emergono delle precise allusioni con chiaro contenuto figurativo. È chiaro che Vassilis
Karakatsannis non è stimolato dal clima del neorealismo o del pop, come è anche chiaro che con questa
materia (stoffe, vestiti ecc.) ha un rapporto personale di vita vissuta.
Sistema spesso le sue composizioni secondo un concetto teatrale ed eleva l’oggetto quotidiano a
elemento strutturale delle sue opere. Usa la netta e ricca scala cromatica ricreando interi elementi del suo
ambiente reale e vissuto in opera figurativa e indagando con sensibilità i limiti tra realtà e illusione. Dal 2000
con la serie «Platia Vathis» (Piazza Vathis), si ha la semplificazione dei «mezzi dei procedimenti figurativi» in
cui con grande maestria Vassilis Karakatsanis evita il facile slittamento verso una sottoletteratura
figurativa con elementi melodrammatici o con un evidente accento di critico sociale. La scrittura è
abbastanza astratta, singolarmente matura e composta, ma anche «eccentrica» nel caso sia necessario. Con
la partecipazione dell’uomo che si emoziona, ma anche con il distacco dell’osservatore a distanza, Vassilis
Karakatsannis scopre le pieghe nascoste di questa zona degradata, coinvolgendo lo
spettatore in una attenta visione.
La forza dell’arte supera qui con grazia gli eventuali limiti della prosaica realtà, trasformando questi
luoghi abietti e decadenti in uno scenario magico e speciale. Mi fa piacere che le sue ultime opere siano
presenti in questa mostra.
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